Si ricorda, signora Annetta? Scusi; io ero abituato a chiamarla così! Si ricorda la strada di Montairolo?... Dritta, dritta in mezzo ai boschi di abeti? Tutti noi del paese, abbiamo fatto una soscrizione: abbiamo messe le sue brave panche, i suoi bravi sedili, lungo tutta la strada e nel bosco. — Adesso c'è la neve. Noi, lassù, abbiamo la neve, e dalla finestra della mia stanzetta... — Con quella stufa grande, grande?... Che riscalda tanto bene? — Dalla finestra della mia stanzetta non vedo che neve, altro che neve, tutta neve. Ma di là il Cielo mi par più vicino, per la montagna alta e per la pace del cuore e della coscienza. (commosso a sua volta, la saluta colla mano e poi si avvia p. p.)

ANNA

(con uno strazio nella voce) La zia?!... Come sta la zia?

DON GUGLIELMO

(voltandosi: severamente) La signora Giulia?... Che Iddio le perdoni un giorno, anche tutto il male che lei ha fatto a quella povera donna!

ANNA

(come ribellandosi) Se io ho lasciata la zia, se io sono venuta a Milano, lei sa il perchè: Mio cognato che si era innamorato di me, che mi opprimeva, mi angustiava, colle sue proteste d'amore, colle sue proteste di matrimonio.

DON GUGLIELMO

Suo cognato Luigi non è più a Montairolo. È andato a stabilirsi a Francoforte. (scrollando il capo) Quel povero disgraziato non è stato per lei altro che il pretesto. (fissandola) Lei, signora Anna, aveva conosciuto il signor Quarnarolo, allora in auge, a Lugano. — Allora, lei non sapeva che la moglie del signor Quarnarolo vivesse...

ANNA