— Hai ragione. Fuggire come il vento!
— Pensando sempre, per non perdere la paura, che se donna Stefania ti raggiunge e vuole, essa, con tutte le mie chiacchiere, non avrà perduto niente e sarò io, invece, che avrò perduto un amico!
L'avvocato continua a ridere, ma poi ripensa all'idea buttata lì, quasi per ischerzo, e a poco a poco finisce col sospirare a sua volta mormorando:
— Chi sa?... Quando io pure ho avuto quel baleno, quel lampo?... Chi sa?... Chi mai potrà sapere se sono stato proprio io a fuggire, o se, invece, non è stata lei stessa, donna Stefania, ad aprir le mani per lasciarmi andare?
II.
La signora Eugenia.
La signora Eugenia, alta e ben composta della persona, è sempre di un'eleganza assai caratteristica e signorile nella modesta semplicità del suo abito tutto nero, col solino ritto, di una candidezza inappuntabile, stretto alla gola. Ormai ha già varcata la cinquantina, eppure, dicono i suoi amici, la signora Eugenia non è mai stata tanto bella! Ha incominciato prestissimo a incanutire e ciò, invece di nuocere, le ha giovato: a trent'anni pareva si fosse incipriata per sembrar più giovine; adesso i suoi magnifici capelli bianchi, raccolti sul capo in una massa ondulata dai riflessi della seta e dell'avorio, fanno maggiormente risaltare la freschezza del suo piccolo viso, liscio e roseo, dalle linee delicate come un cammeo, e gli occhi nerissimi in cui la bontà sorride con un lampo d'arguzia.
— Oh, sono vecchia, sapete, molto vecchia! — Ripete sovente la signora Eugenia alle signorine che le fanno dei complimenti e ai giovinotti che, magari, le fanno anche un po' di corte. — Sono vecchia, molto vecchia!... — Ma, così dicendo, accarezza, sollevandoli, i bei capelli bianchissimi che le ricascano sulla fronte e giù dalla nuca, quasi sulle spalle e mostra, compiacendosene, le sue mani lunghe e morbide, senza anelli, ma colle unghie a mandorla, che brillano lucentissime. I suoi capelli, le sue mani e il piedino, ecco tutte le vanità della signora Eugenia. Un paio di stivaletti del Beltrami che le dura un anno, la biancheria sempre di bucato, e un pezzo di sapone finissimo, ecco tutto il suo lusso! Ma oltre alle sue vanità, oltre al bisogno dei suoi piccoli lussi, la signora Eugenia sente pure un nobile orgoglio, una giusta fierezza: quella di dover tutto soltanto a sè stessa.
Oh, se la sua vita è trascorsa serena e illibata, non è stata facile, tutt'altro! Nata ricca, da una famiglia di buoni patriotti impoveritasi nelle vicende politiche, e rimasta ancora giovanissima, orfana e sola, la signorina Eugenia ha dovuto cominciare ben presto a guadagnarsi il suo pane, non sempre freschissimo, e il suo pezzetto di sapone inglese, gli stivaletti del Beltrami e il canfino della misera lucernetta che finiva col bruciarle anche gli occhi!
Molte buonissime case di Milano erano state in intima relazione colla sua; con talune c'era anche un po' di lontana parentela, ma la signora Eugenia, conservandosi tuttavia nei rapporti della migliore amicizia, non ha mai voluto ricevere la carità di nessuno, per quanto larvata dalla gentilezza e dalla simpatia, e non ha mai cercato aiuti nè protezioni.