La signora Eugenia, mentre aspetta l'avvocato Olivieri e Francesco Roero, prepara il caffè colla sua macchinetta famosa. Tutto ciò che possiede la signora Eugenia è straordinario, è famoso. La sua piccola casetta, appunto perchè è tanto piccola, sta tutta dentro, nel suo cuore. Se non fosse così buona e se non sapesse di far piacere a chi la invita, rinuncerebbe subito anche ai grandi pranzi della domenica, per i desinaretti con un'ala di pollo e quattro castagne, lì al suo tavolino tutto lindo, con in mezzo, per trionfo e per compagnia, una rosetta o un garofano nel bicchiere.
Il suo bravo caffè — pensa la signora Eugenia che n'è ghiotta — fa piacere a tutte le ore, specialmente d'inverno. E mentre il caffè bolle nella macchinetta, va in camera a lavarsi un'altra volta le mani, a lucidarsi le unghie, poi torna nel salottino, si guarda nello specchio della caminiera e si aggiusta i capelli. Da giovane, la signora Eugenia non ci aveva mai pensato; adesso invece ci tiene ad essere una bella vecchia. Ella stessa, riflessiva come tutte le persone che vivono molto sole, s'è accorta di questo, e ne ride fra sè.
— Meno male che comincio adesso a far la civetta e che cominciano adesso a piacermi gli uomini!
Quella mattina c'è anche di più: si tratta della visita, della presentazione di un giovine letterato alla moda, e la signora Eugenia ha sempre tenuto moltissimo ai letterati, considerandosi un po' della famiglia.
Guarda al suo precisissimo orologio di bronzo della scrivania: sono le dieci in punto.
— Staranno poco a venire! — Bisbiglia sottovoce.
Mette altra legna nel franklin; si guarda attorno per vedere se non l'è sfuggito un briciolo di polvere... spinge una poltroncina, ch'era un po' fuori di posto sotto la finestra... Torna dinanzi allo specchio della caminiera e raddrizza il ritratto in fotografia di Cesare Cantù, che lo stesso Cantù le ha regalato, con una dedica affettuosa.
Dopo un momento si sente suonare all'uscio:
— Eccoli!