La signora Eugenia corre ad aprire:
— Ho preparato il caffè! Ho pensato che con questo freddo una buona tazza di caffè si prende sempre volentieri!
— Benissimo! Bravissima, cara signora Eugenia! — L'Olivieri si rivolge poi al Roero:
— Sentirai che caffè! Straordinario! Famoso!
Presenta subito l'amico alla signora, senza un attimo d'imbarazzo o di sussiego, nemmeno in quel primo incontro.
Entrano tutti e tre nel salottino, parlando, ridendo, come fossero amici già da molti anni.
La signora Eugenia si affretta presso la macchinetta del caffè, si curva, guarda, spegne con un soffio la fiamma, lo lascia deporre diventando seria per non distrarsi nel misurare il tempo dovuto, poi lo versa adagio, fumante, nelle tre tazzette di porcellana che hanno la lucidezza di un cristallo tanto sono pulite, e senza la più piccola taccherella.
— Ecco, per tutti e tre... — esclama l'antica maestrina, riempiendo le tazze soltanto fino all'orlo dorato. — La sua giusta misura; così non c'è da litigare!
L'Olivieri, sorseggiando il caffè ne esalta la squisitezza con l'amico, facendogli poi ammirare, sempre per far la corte alla signora Eugenia, tutte le maraviglie del salottino.
— Che caffè! Non te l'ho detto?... È una delle tante specialità di cui ha la privativa soltanto la signora Eugenia. E che eleganza di tazzettine!... Tutto qui, del resto, guardati attorno e vedrai, tutto è di buon gusto, tutto è bello, simpatico, elegante, cominciando dalla padrona di casa!... Non è vero?... Rispondi, adesso che finalmente puoi vederla: è bella, è simpaticissima, sì o no, la nostra signora Eugenia?