Il Roero risponde affermando con entusiasmo e la signora Eugenia ride di gusto. Comprende benissimo che l'Olivieri le fa tutti quei complimenti per farle piacere e sapendo di farle piacere; ma non importa, se li gode lo stesso.

Ripete solo, di tanto in tanto:

— Signor avvocato! Signor avvocato! Non scherziamo troppo! Un po' di rispetto alla vecchiaia!

— Guarda quando ride, che denti mostra quella... vecchiaia! — E l'Olivieri indica a Francesco la bocca ancora fresca e bella colle due file di denti intatti, bianchi e lucenti come le tazzette di porcellana.

— Basta! Basta!... Io permetto che mi si faccia la corte soltanto la domenica sera, quando vado nel gran mondo! Una volta la settimana e basta. Se no, ci si fa l'abitudine e non c'è più divertimento! Dunque stia zitto e mi dia invece una delle sue sigarette da ricco signore!

— Subito, sul momento! L'Olivieri caccia la mano in tasca e leva l'astuccio delle sigarette che le offre già aperto: — A lei.

— Da bravo! Una sigaretta anche pel suo amico: dò io il cattivo esempio e ne' miei saloni è permesso fumare.

Il Roero, prima di prendere la sigaretta, accende un cerino e lo presenta alla signora Eugenia.

— Grazie! Però, — riprende questa dopo le prime boccate di fumo, — l'avverto per l'avvenire: la sigaretta è un vizio che mi fo mantenere e soddisfare dai miei amici.

— Non è vero, sai, Roero! Tante volte le ho offerto una scatoletta di Tocos, non l'ha mai voluta accettare!