Ma Lulù indietreggia sempre finchè urta e si ferma con le spalle contro una poltrona: allora quando ha la bambola vicina, la respinge con un moto di dispetto, mentre con un braccio si nasconde gli occhi per non vederla.
— No! Non voglio conteccia!... Via! Va via! — E la bimba, pestando i piedi, strillando, prorompe in un pianto dirotto.
Padrone, servitore e bambinaia si guardano maravigliati e quasi mortificati da quel mal esito inaspettato.
— Forse la crede proprio un'altra bambina come lei, ed è gelosa!... — Osserva la Luisa.
Ma il Roero comincia a sbuffare e a perder la pazienza.
— Guarda! È una bambola!... Una bambola come la Titi! L'ho presa apposta per te!... È tua!... Prendila! È tua!
Non c'è verso! Lulù non vuol guardar la bambola e continua invece a respingerla furiosamente, a battere i piedi per terra, a strillare sempre più forte.
— Finiscila, vivaddio! Finiscila o ti mando subito dalla signora Carlotta!
Oh sì! La bimba si mette a strillare ancora più di lena.
— Cattiva! Peste! Sei una peste! — Grida il Roero addirittura furibondo. — Lasciamola qui sola, finchè si è sfogata! Finchè ha perduto il fiato! Andiamo, Giovanni, presto!... La mia colazione.