Ma appena rimasta sola con la Luisa, Lulù si calma come per incanto e il suo visino e i suoi occhi non hanno quasi più traccia di tanta collera, di tanto dolore, nè di tante lacrime sparse. Ella guarda la bambola che Giovanni, prima di uscire, ha messo in piedi in un angolo del canapè, poi guarda la Luisa:

— Brutta... conteccia!

— Ma no, invece, che è bella, molto bella!... Guardala bene! Non hai voluto nemmeno guardarla!

Lulù lentamente si avvicina al canapè fissando, divorando la bambola con gli occhi. Ma è ancora adirata contro la bella signora di Parigi capitata in carrozza col suo amico, perchè mentre l'osserva attentamente si dà l'aria, come per farle dispetto, di disprezzare tutto ciò che più l'ha colpita e la colpisce nella sua sfarzosa toletta.

— Brutto... cappellino!

— È molto bello invece! Guarda che bella piuma! Proprio all'ultima moda!

— Brutte... scarpine.

— Ma no!... Sono scarpine verniciate! Nientemeno! E che belle calzettine di seta!

— Brutte... calzettine!

— Ma tu, dimmi, — le domanda la Luisa, accarezzandola, dandole un bacio, mentre Lulù appoggiata in piedi al canapè, fissa sempre la bambola, — dimmi la verità, tu, appena l'hai vista, l'hai creduta una bambina, proprio una bambina vera, viva, come te?... Invece no, guardala bene: non vedi che non si muove?.. È un regalo che ti ha portato il signor padrone!