Lulù seduta sul panchettino colla sua bambola in grembo che adesso dorme, stanca di visite e di ricevimenti, caccia innanzi la testina sotto la scrivania e cogli occhioni neri lucenti, guarda fisso quella signora che le parla con tanta naturalezza, con tanta confidenza, senza volerla subito abbracciare, nè voler darle subito dei baci.
Il lungo esame è riuscito certo favorevole alla signora Eugenia. Lulù, quando ha finito di guardarla, le indica la bambola e le impone silenzio col ditino:
— Dorme.
— Allora zitti, tutti zitti! Bisogna far pianino pianino! — Bisbiglia la signora Eugenia, sommessamente.
— Dorme, — ripete Lulù, contentissima di essere secondata in quell'idea, e così il primo incontro passa tranquillo e sereno, come nessuno avrebbe mai osato sperare.
Il Roero è soddisfattissimo:
— Brava! Molto brava! È certo anche la sua voce così dolce, così armoniosa, che fa subito colpo sui bambini e che li persuade.
— Oramai il passo più difficile è andato bene! — Risponde sottovoce la signora Eugenia, rizzandosi sorridendo.
Ella è un po' rossa, accesa in viso e il suo occhio sempre così calmo e sicuro sfugge, adesso, quello del Roero. Il trovarsi a un tratto e con tanta intimità nello studio del giovine letterato, le fa una forte impressione che non può del tutto nascondere. Guarda in giro curiosa ed estatica, osservando ed ammirando.
— Segantini e Favretto? — Esclama vivamente indicando i due quadri famosi.