— Tutte falsità! — Borbotta fra sè. — Tutte grottesche, stupide, volgari falsità! Eppure... tutto falso, no! Con niente non si inventa niente! Qualche cosa di vero ci dev'essere, c'è! Intanto... la Fáni è partita! Don Giulio è partito!... E il riso, il sogghigno petulante di quel vecchio custode di refettorio? Vivaddio qualche cosa c'è, c'è, c'è! Ah, infame! Maledetta!
E quel che c'è, se c'è un amante, bisogna saperlo! Subito!
— Un amante?... Può darsi. Ma compromettersi? Far pazzie? Perdere la testa? Lei? Donna Stefania? Così astuta, così abile, così ipocrita, così calcolatrice? Impossibile! È impossibile.
Bisogna saper tutto, subito. Non ci sono più esitazioni, riguardi! Al diavolo l'amor proprio, la diplomazia, la gelosia. I due che possono sapere, che sanno qualche cosa, sono il Faraggiola e l'Estensi.
L'Estensi è il più vicino. Sta in via Bigli.
Il Roero salta in carrozza, e si fa condurre dall'Estensi a gran carriera.
Ma il servitore che apre al Roero non lo conosce, non l'ha mai visto, e sembra esitare, incerto. Non sa rispondere se il suo padrone c'è o non c'è, se riceve sì o no. Il Roero insiste e l'altro, finalmente, si spiega.
— Il signor marchese è ancora a pranzo.
— A pranzo?... Così presto?
— Perchè deve partire, fra un paio d'ore.