Subito non capisce, non ricorda, non vede bene chi gli viene incontro nel salotto...

— Sono io, signor Francesco.

È la signora Eugenia, fresca e rosea, in tutto punto nell'abito nero.

— La piccina, dopo la passeggiata, è stata poco bene e mi sono un po' spaventata. Le ho messo il termometro, aveva già la febbre altissima: voleva lei; chiamava il suo papà: «No, più dopodomani! Subito, il mio papà!» Ma presto s'è calmata; è venuto il dottore, ha preso il chinino. Adesso sta meglio, la febbre sembra scomparsa, dorme da due ore; è un angelo, povera Lulù!

— E lei?...

— Non mi sono fidata della Luisa; è troppo giovine; sono rimasta qui.

— Sarà..... sarà adesso molto stanca, povera signora?

— Oh no!..... Per una notte sola? — La signora Eugenia sorride, ma i suoi occhi hanno una leggera nube di mestizia. — Il dottore mi ha promesso di venir prestissimo; aspetto il dottore, e dopo la visita, se non c'è niente di nuovo, torno a casa. Lei, invece, non faccia complimenti. Vada subito a dormire. Io mi siedo lì, tranquillamente, a leggere. — E indica una poltrona, presso un tavolino, sul quale, accanto alla lucerna, c'è un libro ancora aperto.

Il Roero bisbiglia qualche parola, butta via il cappello, e senza levarsi il paltò si lascia cadere sul canapè.

Lulù, la signora Eugenia e tutto il resto, aveva tutto dimenticato.