Eppure... Eppure com'è bello l'amore anche visto fra le lacrime!

La signora Eugenia ascolta, ascolta, e sospira a sua volta e anche le sue pupille luccicano tremolanti... forse non solo di pietà verso il giovine infelice; forse anche per un intimo, inconsapevole rimpianto...

Albeggia... Il Roero continua a parlare, a parlare, a raccontare, a ripetersi, ma sempre ascoltato intensamente, ansiosamente.

— Si faccia coraggio, si consoli, — gli dice la signora Eugenia. — Il dolore ha pure la sua bellezza; ha in sè un gran fascino. Ritempra, fa del bene. Una vita trascorsa senza soffrire, come lei soffre in questo momento, è una vita inutile e vuota. E nel dolore che vibrano più forti tutte le nostre fibre. Oh, benedette le lacrime, benedette queste sue lacrime!... Sono come la pioggia che rende il sole benefico e più sfolgorante. Coraggio, coraggio e vedrà! Ritornerà presto a lavorare, a scrivere e con che lena, con che ardore!... Quante nuove forze troverà in sè! Quanta nuova e dolce poesia!... Quanta indulgenza per gli altri; quanta bontà! Vedrà, dopo aver sofferto, come la sua intelligenza si farà più pura e più sensibile, come il suo occhio penetrerà più acuto nell'anima e nella vita. L'ingegno si nutrisce di dolore; i felici non hanno mai fatto niente di grande!

La signora Eugenia si sente vincere, quasi soffocare, da un orgasmo, da una commozione nuova, strana. Esita un istante, ha un tremito, una piccola scossa nervosa, poi ripiglia con impeto:

— Perchè no?... Ormai, alla mia età, posso dir tutto; posso confessarmi anch'io... Ebbene, sa? Questo suo dolore, invece di rattristarmi, di sbigottirmi, suscita in me l'amarezza, il rimpianto di non aver anch'io sofferto... così; di aver trascorsa tutta la mia esistenza, di esser diventata vecchia da vera stupida, senza... senza aver amato.

E al chiarore della lucerna, che ormai illanguidisce confondendosi con quello del giorno, il Roero vede il bel volto arrossire, farsi di fuoco, fin sulla fronte limpida, senza una ruga, fino alla radice dei bei capelli bianchi.

PARTE TERZA
IL SECONDO IMPERO