— Ho allungato fin qui il mio solito giretto mattutino, per portare i miei auguri alla signorina Elena Maria!

La signorina Elena Maria colla faccia seria e gli occhi ridenti, sempre seduta sul letto, e tenendo alto l'ombrellino aperto, si fa vento come una gran dama.

— Per bacco, quanti regali e che bei regali!... Te ne ho portato uno anch'io però piccolino, che adesso forse farà brutta figura.

— Un regalo?... Ancora?

Lulù non ride più; diventa seria. L'incognita di un nuovo regalo turba quasi la sua piccola mente. Che cosa sarà? Tutti quelli che aveva immaginato, desiderato, li ha già avuti. L'Olivieri si accosta al letto e dopo averle dato un bacio, presenta a Lulù un astuccetto di velluto: lo apre: c'è un piccolo anello con due diamanti e una turchina.

Lulù lascia cadere l'ombrellino e il ventaglio, ma questa volta non dice una parola. Guarda il Roero, guarda la signora Eugenia e diventa rossa rossa... L'Olivieri le prende una mano:

— Lasciami vedere se ti va bene... — Le infila l'anellino nel ditino medio.

Lulù rimane immobile colla mano aperta, poi si volta di colpo stendendola verso la Luisa.

— Che bellezza! Un anello di brillanti! — La Luisa si mostra incantata. — Ma adesso, dal momento che il signor avvocato ti ha già dato l'anello, gli devi promettere che quando sarai grande lo sposerai!

— No, — risponde subito Lulù, aggrottando le ciglia. — Io non sposo lui... Io sposo Cochi!