— Più di prima e forse..... molto meglio di prima!... Per riconquistare la stima, l'onore e il proprio posto in società, una donna, nelle condizioni della baronessa Stefania, deve riconciliarsi non solo con suo marito, ma deve anche riconciliarsi, a qualunque patto, co' suoi amanti. Se no, guai! Potrebbe correre il rischio che qualche gran dama, di quelle più rigorose e scrupolose, si ostinasse magari... a non volerla ricevere.

III.
Tornano a fiorir le rose.

La signora Eugenia passa ormai quasi tutto il suo tempo con Lulù: viene a prenderla la mattina, verso le nove, e poi, tra passeggiate, lezioni, giuochi, un po' a casa del signor Francesco, un po' a casa sua, tutto il giorno resta con lei. E anche la sera è immancabile all'ora del caffè; e quando la bimba, dopo aver saltato su e giù da tutte le poltrone e i canapè, dopo aver date tante botte a Cochi, casca addormentata morta sulle ginocchia di qualcuno, la signora Eugenia la mette a letto colla Luisa, dopo averle fatto dire le orazioni.

C'era un giorno, per altro, nel quale la buona signora voleva tenersi affatto libera e nel quale non veniva da Lulù, altro che la sera: era l'undici di ogni mese. La sua mamma era morta, appunto, l'undici di febbraio e quel giorno, tutti i mesi, la signora Eugenia lo dedicava alla sua mamma e voleva in tutto quel giorno, restar sola colla sua mamma.

Oh, quand'era giovinetta, nelle pene e nelle ansietà di quei primi anni, quante preghiere, quante cose la piccola maestrina aveva da dire alla sua mamma, quando si recava a portarle, l'undici del mese, il suo mazzolino di fiori e non poteva darle che pochi momenti, dopo un'ora di corsa, magari sotto l'acqua o nella neve, dalla scuola lontana fino al cimitero!

E quanto coraggio e quante speranze da ritrovare lì, loro due sole, loro due insieme, così unite le due anime, quella della povera mamma e quella della buona figliuola! E adesso invece, dopo tanti anni trascorsi così di volo, quante cose da ricordare, da ripensare e da godere sempre insieme... loro due sole, con un'intima profonda compiacenza: quella povera mamma, così cara, doveva essere contenta, soddisfatta ed anche un pochino fiera della sua figliuola!

Il giorno undici non è mai stato, del resto, un giorno di tristezza per la signora Eugenia. È stata ed è la festa della sua mamma! Ormai libera.... milionaria, padrona di sè, ella può darle tutte le ore e tanti bei fiori!

La mattina ascolta la messa che fa dire per la sua mamma, poi va a comperare i fiori, torna a casa, li dispone con cura, fa colazione e infine si reca al cimitero, dove rimane gran parte del pomeriggio.... Quando se ne torna nella sua casa così ordinata, tranquilla e linda com'è stata la sua vita e com'è la sua coscienza, leva dal cassettone tutte le care cosucce della sua mamma e degli altri suoi morti, guarda tutto a lungo, togliendo su ogni oggettino, ad uno ad uno, per riporli poi lentamente, ad uno ad uno, allo stesso posto, colla devota precisione della suora che richiude le reliquie nel tabernacolo, ma contenta, sorridente, tutta piena di memorie e.... sola.

Sola?.... Ma è propria sola anche adesso, quando è colla sua mamma? Proprio tutta sola come una volta?