Francesco la segue, sempre macchinalmente, affrettando il passo, stringendo più forte la manina di Lulù e alzandola per un braccio, perchè non abbia a incespicare negli ultimi gradini.
— Sono stanca, io! — Ripete la bimba, ancor più pallida e più corrucciata.
Entrano in un salotto; dall'uscio aperto si vede la camera da letto.
— Sofia! — Chiama forte Stefania. — Sei lì?
— Sissignora! — Risponde una voce dall'altra stanza.
Donna Stefania si rivolge allora a Francesco.
— Mi aspettate un istante? Dò alcuni ordini alla mia cameriera e torno subito! — Fissa ancora Francesco, e negli occhi ha un sorriso, un lampo. — Sono stufa di sarte e di modiste!... Tutta la mattina su e giù! Adesso basta! Riposo! Manderò Sofia! — Nervosa, mobilissima, ridendo e arrossendo, pronta, ardita e ad un tratto confondendosi impacciata, va sin sull'uscio dell'altra stanza, poi torna indietro e si ferma ancora col pretesto di Lulù.
— Ma tu, carina, non essere in collera con me! Questo non si permette! E adesso che siamo qui soli, voglio un bacio! Mi devi dare un bacio! — Stefania prende le manine di Lulù, siede sul canapè, si tira Lulù sulle ginocchia, la stringe, preme il visino contro la sua faccia, mandandole il cappellone di traverso, per strapparle un bacio, ma è impossibile.
— Non voglio, io!
— Perchè sei cattiva! — Borbotta Francesco accigliato.