Non diventa triste, nemmeno quando è discesa giù nel sotterraneo; anzi le sorridono ancor di più gli occhi, le labbra e il cuore perchè pregusta già la solita cara sorpresa; i bei fiori sempre diversi, sempre freschissimi, sempre i primi e i più rari, il dono, l'omaggio, il pensiero delicato del suo giovine amico, buono e affettuoso, che rivela tutto «il suo gran talento» anche nelle manifestazioni del cuore.

Il medaglione di bronzo, in mezzo alla lapide, ella lo scorge subito, di lontano, appena nel sotterraneo: — Eccolo! Eccolo! — e già cogli occhi e coll'animo fa festa al ritratto e ai fiori e ne sente la dolcezza e la fragranza... ma quando la tomba della mamma le si scopre tutta, si arresta, il cuore le dà un balzo; continua ad avvicinarsi, ma lentamente: ogni sorriso è sparito, e più e più s'inoltra, il lungo e alto sotterraneo diventa freddo e cupo.

Il medaglione di bronzo è circondato da frasche, da rovi, da lunghi rami ingialliti e spinosi, costellati di neri grumi di petali avvizziti, e tutte le foglie aride e secche si spargono e terra, sul marmo, e il vento le allinea lungo il muro. Sono i fiori del mese scorso; ancora i fiori dell'undici di aprile!... E allora per la prima volta, in tanti anni, la signora Eugenia rimane immobile, esitante, col cuore stretto, lì, dinanzi alla mamma... finchè le sue pupille, le sue labbra, tutta la sua persona, son corse da un tremito: ella si avvicina al ritratto e lo bacia, lo ribacia singhiozzando.

— Oh povera la mia mamma! La mia mamma! Dimenticata da tutti!

Ma poi rimane confusa: ella stessa non trova, non sa darsi la ragione di quel suo grand'impeto di dolore. — Perchè? — E si stringe nelle spalle mormorando: — Se ne sarà dimenticato!... No, impossibile! — Continua a pensare ed ha una nuova inquietitudine: — Forse Lulù è ammalata? No; in tal caso mi avrebbero avvertita, mi avrebbero mandata a chiamare!... Allora che cosa può essere?... Che cosa è successo?... Perchè qualche cosa dev'essere successo... — Continua a pensare a pensare, appoggiata alla lapide e con la fronte sul ritratto, e per la prima volta, in tanti anni, il suo cuore e i suoi pensieri corrono lontani lontani, mentre essa si trova lì, così vicina alla mamma.

— Sì; se n'è dimenticato!... Ma pure qualche cosa deve essere successo, perchè abbia potuto dimenticarsene! Ancora ieri sera se ne ricordava benissimo... «Dunque», mi ha detto, «domani non ci vediamo?»... I suoi occhi mi fissavano con una espressione affettuosa, piena di melanconica tenerezza. Pensava anche lui alla mamma in quel momento e ha soggiunto: «Venga almeno più presto, domani, a prendere il caffè!... Non ci vediamo in tutto il giorno!»

La signora Eugenia torna a stringersi nelle spalle con grande tristezza.

— Se ieri sera se ne ricordava, se ne sarà dimenticato stamattina! Qualche lettera, qualche visita, qualche affare urgente... Oppure, anche rammentandosi ch'era l'undici del mese, non avrà mandato i fiori lo stesso. Perchè mandare i fiori tutti i mesi? Bella pretesa! Ma, intanto, povera la mia mamma, non hai i bei fiori del signor Francesco, e nemmeno il povero mazzolino della tua figliuola. Domani! Domani! Tornerò domani!...

Strappa dalla lapide le fronde, i rami spinosi, col fazzoletto pulisce le macchie gialle, nericce, raccoglie col piede le foglie secche, e fa spazzar via ogni cosa da un inserviente, seguendo con uno sguardo pieno di mestizia e con un grande, improvviso accasciamento quella cesta che si allontana coi miseri e pochi avanzi dei bei fiori dell'undici aprile...

— Tutto finisce a questo mondo!... E se si ha anche la disgrazia di morir tardi, tutto finisce prima di noi! Se n'è dimenticato, certo! Che vi abbia pensato e non abbia voluto mandarli apposta, non è possibile! — Ella sorride amaramente: quei fiori ch'erano stati tutta la sua poesia, perdono a un tratto la loro. Ella per la prima volta apprezza il dono e il pensiero gentile del signor Francesco per quello che valgono in realtà: il ricambio, il compenso, la mercede, sebbene nella forma più delicata e squisita, delle lezioni che dà a Lulù.