— È il mio mensile, che mi vien pagato in tanti fiori! Stasera mi farà le sue scuse per essersene dimenticato; il mese venturo me ne manderà di più e così i conti saranno pari... Stasera?... Chi sa, forse non vi andrò nemmeno stasera. Mi sento tanto stanca! È lunga, a farla tutta a piedi, la strada da casa mia al cimitero.
Si sente affranta anche nel risalire i gradini, nell'uscire di nuovo all'aperto... Tutto quel sole l'accieca, il suo occhio non si volge più in alto, ma fissa con uno sguardo obliquo le infinite e sterminate fila di morti che restan lì soli tutto il giorno, tutta la notte... sempre soli.
Monta su nel primo tram che passa: ha fretta: le è venuta a un tratto una gran fretta di tornare a casa.
— Chi sa!... Sono uscita prestissimo! Forse, intanto c'è stato qualcuno a cercarmi! Forse a casa trovo una lettera che spiega tutto.
Quando il tram è vicino, appena rallenta, salta dal montatoio, attraversa la strada e imbocca la porta coll'agile sveltezza che in certi momenti rammenta ancora la giovine maestrina di una volta.
— C'è stato nessuno a cercarmi? — Domanda fermandosi rossa, ansante dinanzi all'uscio aperto della portinaia.
— Nossignora, nessuno.
— E lettere?...
— No, proprio niente. — La portinaia, vedendo che la signora Eugenia rimane lì, ferma, attonita, domanda a sua volta: — Aspettava forse qualcheduno, o qualche risposta?
— No, no, grazie.