— Da brava, Gentilina!... Oggi voglio una zuppa, un pranzettino eccellente!...

— Ho preso i piselli freschi e i petti di pollo per fare le costolettine! — Esclama la vecchietta trionfante.

— Evviva! Sei un portento, Gentilina! Vengo subito ad aiutarti!

La signora Eugenia rientra in fretta nella sua camera, confusa, nervosa, agitata da un nuovo turbamento, si avvicina allo specchio dell'armadio per levarsi il cappello e la mantellina e ad un tratto si ferma, rimane a lungo a fissarsi esterrefatta.

Dio, Dio! Che cosa le rivelano in quel punto i suoi occhi rossi e i suoi capelli bianchi!... Ha un sussulto che le fa balzare il petto violentemente, una vampa di fuoco le corre fin sulla fronte... una gran vergogna, la vergogna di sè stessa, vince il suo dolore, e scoppia a ridere in mezzo alle lacrime.

Sì, sì, sì, era vero! Si era un po' innamorata del signor Francesco!

— Oh, vecchia matta! — Esclama fissandosi nello specchio, continuando a ridere ed arrossire. — Vecchia matta! Vecchia matta!

Una subita, violenta reazione succede in lei: butta il cappello, il velo da una parte, la mantellina dall'altra, e corre in cucina, parlando forte, affaccendandosi per aiutare la vecchietta che le prepara il pranzo, sforzandosi per scherzare, per cantarellare, ma sempre colle vampe di rossore che le bruciano le gote e la fronte, e il cuore che continua a ripeterle: — Vecchia matta! Vecchia matta! Vecchia matta!

— Per amor del cielo, che nessuno se ne sia accorto! — A questo dubbio le fiamme tornano ad accenderle la faccia, ma subito si calma pensando tra sè: — Nessuno mi crederà mai una vecchia tanto matta!

La Gentilina prepara sull'angolo della piccola tavola la zuppiera fumante, le costolettine di pollo coi piselli, due mele e un'arancia.