Ogni timore, ogni timidezza, ogni altro sentimento è vinto da quella nuova ansia, da quel nuovo orgasmo, da quella nuova, terribile inquietudine.
— Donna Stefania! Donna Stefania! Certo! Certo! È arrivata donna Stefania!
In fretta si caccia su il cappello, la mantellina, corre da Lulù e subito si accorge che il suo cuore non l'ha ingannata.
Il signor Francesco non c'è; non è venuto a pranzo, non ha mandato a dir niente: Lulù dorme sulle ginocchia della Luisa. La signora Eugenia guarda la bimba: anche così addormentata è pallida, ha il visino gonfio di chi ha molto pianto.
— Che cosa ha avuto? — Domanda subito alla Luisa.
— Ha fatto capricci! È stata cattiva tutto il giorno!... Deve essere successo qualche cosa per altro, quando è uscita stamattina col signor Francesco... Chi sa, devono forse averle fatto dei dispetti. Ha continuato tutto il giorno a dire: «Cattiva signora! Brutta signora!...» Deve aver incontrato qualcheduno che non le è andato a genio! È tanto capricciosa!
— Il signor avvocato non è venuto stasera? — La voce della signora Eugenia si è improvvisamente abbassata.
— No; Giovanni mi ha detto che il signor avvocato dev'essere andato a Genova.
— Allora, andiamo a mettere a letto Lulù, e poi andremo a dormire anche noi!
La signora Eugenia prende in braccio Lulù e si avvia preceduta dalla Luisa che tiene il lume. Per andar nella camera della bambina si passa dinanzi all'uscio dello studio del signor Francesco; l'uscio è aperto, lo studio è buio...