— No, no; prima devi dire alla Madonna che l'Avemaria... è per il tuo papà.

— Per il mio... papà?... — Lulù fissa la signora Eugenia come per ricordarsi di qualche cosa.

— Sì, pel tuo papà..... che è in cielo col buon Dio, che ti ha voluto tanto bene... che te ne vuol tanto ancora, e che tu non devi mai dimenticare...

— Il mio papà? — Domanda ancora Lulù. — Il mio papà?..... — Poi di colpo si mette a piangere e a strillare, buttandosi sul letto, rotolandosi sul letto: — Il mio papà!... Il mio papà! Io voglio il mio papà, io voglio il mio papà!...

— Ancora capricci! Adesso fa capricci per il suo papà! — La Luisa non sa più se ridere o se arrabbiarsi.

Ma la signora Eugenia, invece, si getta sulla bimba, se la stringe forte contro il petto, la copre di baci.

Oh, quel piccolo cuoricino della bimba cara, come sente il suo, come risponde al suo, come batte col suo! E piange anche lei con Lulù, continuando a coprirla di baci e mormorandole sugli occhi, sulla bocca, in mezzo ai capelli:

— Io non ti lascierò mai! Non ci lascieremo mai! Voglio essere la tua mamma! Dimmi mamma, Lulù, chiamami mamma!

Lulù si stringe forte al collo della signora Eugenia, ma continua a gridare:

— No, no, no! Voglio il mio papà, io! Io voglio il mio papà!