V.
— ... ho finito di fare a mio modo!... —
Quando donna Stefania ripensa fra sè e sè, tranquillamente, a' casi suoi, finisce sempre col sorridere mormorando con un senso di stupore:
— Con Cencino Parodi ho proprio perso la testa!... Come ho fatto? Com'è successo? Ma!... — E invece di sospirare continua a sorridere.
Donna Stefania, in fondo, non è pentita e non è punto sbigottita: perder la testa, poco male; basta poi saperla ritrovare. Ma stupita, sì; donna Stefania è stupita moltissimo.
— Come ho fatto? Com'è successo?
Un caso di forza irresistibile... — Davvero! — È stato un impeto di passione irresistibile!... Per Cencino Parodi, sarebbe stata capace di qualunque pazzia! Ne ha fatte di grosse, ma ne avrebbe commesse anche di maggiori.
Aveva cominciato a ridere, a scherzare, a giocare, come al solito; forse più del solito, sentendosi più sicura perchè si trattava di un ragazzo: lui, ventitrè anni, mentre lei ne aveva, senza che nessuno lo sapesse, trentatrè!
Aveva cominciato a ridere, a scherzare e a giocare... ma poi, ad un tratto, nella sua civetteria languida e sentimentale, nella freddezza calcolatrice della donna astuta e prudente, corse una vampata: l'istinto dell'altra razza ch'era in lei, quella più forte e più brutale del padre tedesco, ebbe il sopravvento.... — Come ho fatto? Com'è successo? — ..... Mah! Un capogiro, una pazzia! Quella bocca fresca, intatta, quella fanciulla bionda vestita d'ufficialino di cavalleria, quel monello impertinente avevano suscitato in lei ardori ed impeti selvaggi!
Adesso la furia, l'ardore sono passati; ma un po' di bruciore rimane ancora. Quel Cencino Parodi è sempre un gran tesoro!.... Ah!..... Peccato che spuntino i baffetti a rompere l'incanto!