Il brum col Roero, che aspetta alle Grazie, appena salita donna Stefania, con la faccia nascosta da una fitta veletta bianca sparsa di miche lucenti, azzurrine, comincia a fare un lungo giro, che finisce poi secondo gli ordini ricevuti, nelle vicinanze della stazione, dinanzi all'hôtel Firenze.

Il Roero ha messo nel brum una piccola valigetta, assai leggiera, che deve calmare, come li calma in fatti, tutti gli scrupoli del locandiere.

Sono le cinque e mezzo quando escono insieme dall'albergo, sospettosi e un po' inquieti. Donna Stefania, dopo una rapida stretta di mano e un'occhiata che brucia di sotto il velo, si avvia risoluta verso il cuore di Milano, l'andatura ardita e superba, il petto sporgente, il passo rapido e franco da conquistatrice... Il Roero invece, che deve più tardi ritornare alla locanda per il conto e per la valigetta, s'inoltra a caso, passo passo, curvo, dinoccolato, imbronciato e si perde per le vie fangose ancora in fabbrica e i terreni incolti dietro alla stazione. A un tratto si ferma, guarda macchinalmente l'orologio senza nemmeno veder l'ora e dà un grosso sospiro di stanchezza e di scontento.

Il dì dopo, com'era stato convenuto con donna Stefania, va per una visita a Borgoprimo; vi ritorna alla domenica e vi si ferma due o tre giorni; poi da Borgoprimo non torna a Milano, ma va direttamente a Lodignola.

In tutto quel tempo s'era appena intrattenuto alla sfuggita con Lulù e aveva sempre cercato di schivare la signora Eugenia e l'Olivieri. Ma all'Olivieri telegrafa subito, appena a Lodignola: «Ti aspetto domattina, devo parlarti: affari urgenti». Ma poi, dopo un'ora, durante la quale rabbioso, nervoso, furioso, aveva strapazzato il fattore, il giardiniere, il cocchiere, tutti quanti, pensa che invece di parlare coll'Olivieri è meglio scrivere e spedisce subito un secondo telegramma: «Non venire domattina; parto oggi stesso: segue lettera e spiegazioni».

Trovarsi a tu per tu coll'Olivieri?... Sapeva già che cosa l'amico gli avrebbe detto. L'Olivieri avrebbe avuto tutte le ragioni, lui tutti i torti; l'Olivieri avrebbe parlato da uomo serio, di proposito, e lui avrebbe risposto... da bestia. Ma la conclusione quale sarebbe stata?... Disgustarsi, romperla, forse irreparabilmente, certo inutilmente.

E poi... un'altra ragione gli consiglia di scrivere invece di parlare: quella stessa che in quei giorni gli ha fatto sfuggire Lulù. Francesco si sente debole. Forse non è il cuore, sono i nervi; ma non vuol più vedere nè Lulù, nè tutta quella gente. Non potendo più essere come prima, gli farebbe troppo male. E poi, che male!... Tutti quegli occhi pieni di sottintesi, di rimproveri, di lamenti gli darebbero tremendamente ai nervi. È meglio finirla e cavarsela collo scrivere!... E scrive, in fatti:

Carissimo Olivieri,

Poche parole per far più presto. A quest'ora tu sai già che cos'è successo: un po' ti sarà stato riferito, il resto lo avrai immaginato!