A Lulù farà bene la vita di campagna: e la signora Eugenia diceva sempre che il suo sogno era una villetta con un piccolo giardino e un balcone dove restar seduta a contemplar le montagne. La casa ha un piccolo giardino e un frutteto. Tu vi farai fare tutte le riparazioni e le innovazioni necessarie, compreso il piccolo balcone, che adesso non c'è. E dirai alla signora Eugenia che io non regalo questa casa alla nostra Lulù per due ragioni: la prima, perchè la casa paterna non si cede a nessuno; la seconda, perchè desidero che Lulù, anche lontana, resti sempre in casa mia.
Ed ora una stretta di mano e un abbraccio.
... Ricordi le tue profezie di due anni fa?... In un punto solo hai sbagliato: tu non hai perduto un amico....
E nello scrivere l'indirizzo: «all'avvocato Olivieri, Milano», gli occhi del Roero erano pieni di lacrime.
PARTE QUARTA
LA SIGNORINA
I.
La casa vecchia.
La vecchia casa del babbo Roero spicca tutta bianca sull'alto della collina e al primo raggio di sole, pei vetri del piccolo balcone, riscintilla fra i glicini rampicanti e i vasi di garofani rossi e sorride fresca intima e semplice al cospetto dell'altra villa Roero, ampia nuova sontuosa, che si adagia laggiù in mezzo al piano verde del parco.
Le finestre della casetta sono sempre tutte aperte, quelle della villa sempre tutte chiuse. Nella villa, nel parco immenso passeggia soltanto qualche volta il custode, oppure lavora il giardiniere co' suoi uomini, ma per lo più tutto il recinto rimane silenzioso, disabitato: non vi gironzano altro che due grossi cagnacci col pelo rossiccio che fanno la guardia muovendosi lentamente, col testone basso, colla coda bassa, immusiti e brontoloni come due vecchi gottosi. Invece il piccolo giardino e il brolo della casetta sono pieni di vita e di moto; si vede correre, saltare, cantare, ridere una bella fanciulla in cui sbocciano come rose i diciott'anni irrequieti e chiassosi. E ridendo e scherzando e giocando e cantando e cogliendo fiori nel giardino e divorando frutti nel brolo, ella chiama «mamma, mammina, mammetta,» o «signora Eugenia, cara cara» una vecchia signora coi capelli tutti riflessi d'argento, alta e ancora elegante e piacente per la calma serena degli occhi intelligenti e indulgenti e per tutto ciò che è rimasto in lei e che spira da lei di fresco, d'intatto, di giovanile. La bella vecchia, vestita di nero, col solino di una candidezza immacolata, stretto alla gola, è sempre affaccendata attorno alla bella giovinetta o la tien d'occhio dal balcone; ride e scherza con lei e le dà queste terribili strapazzate: