Così, ed è anche giustizia, tutto il bene fatto dall'Olivieri e dalla signora Eugenia, tutto ciò che riescono a creare, a fondare, a istituire, è attribuito all'iniziativa di Francesco Roero, è messo sotto il patrocinio di Francesco Roero, porta il nome di Francesco Roero.

L'Olivieri e la signora Eugenia hanno trovato nelle tenute del Roero le consuetudini pressochè feudali dell'epoca spagnolesca... le consuetudini che, pur troppo, sussistono tuttora in gran parte della Lombardia, e un po' dappertutto. I coloni sono giorno per giorno sfruttati dai fittabili o dai fattori che, pur condannandoli a fatiche improbe, rubano sul loro meschino salario anche più di quel che poi rubino sugli utili al proprietario e li fanno vivere abbrutiti, in case inabitabili, senza aria e senza istruzione, ignoranti perciò e superstiziosi, schiacciati moralmente e fisicamente.

Essi assistono, insomma, al trionfo inveterato di una grande e continua iniquità, che non è neppur compresa da chi la compie e accascia in un sordo livore i disgraziati che la subiscono.

Ebbene, la signora Eugenia, coll'aiuto morale dell'Olivieri e coll'aiuto materiale del signor Francesco, si è assunta, nel nome di questi, l'applicazione pratica, quotidiana, e illuminata della giustizia e della provvidenza.

Senza sapere affatto che l'istituzione va maturandosi, compone una specie di collegio di probiviri, fatto delle persone più autorevoli del paese, le quali esaminano e compongono i dissidi e impediscono le spogliazioni, fissando con energica e intelligente equanimità i rapporti fra imprenditori e salariati dell'industria agricola.

Destando così le buone volontà intorno a sè, e sempre coi consigli dell'Olivieri, l'antica direttrice delle scuole di S. Celso porta un aiuto efficace all'istruzione, oltre le classi elementari, perchè i ragazzi dei contadini, dai dieci anni in su, non ritornino a mano a mano all'ignoranza e all'avvilimento di prima. Quindi lezioni e scuole serali, domenicali, invernali, quindi diffusione di buoni libri nelle case, libri di educazione, e libri d'istruzione agraria, istruzione pratica pei giovinetti, e infine creazione del podere «Francesco Roero», un podere modello, vastissimo e ricchissimo, ove si provano tutti i progressi dell'agricoltura, nuove macchine, nuove colture, nuovi sistemi. Al podere vanno annessi, mercè l'Olivieri, un gran caseificio cooperativo, e una latteria sociale.

Lodignola, così trasformata, non può più essere il borgo perduto tra i campi, al quale non si arriva che colla diligenza. Deve essere congiunta a Milano col tram a vapore, ed è per ottenere questa nuova linea che da un paio d'anni l'Olivieri non si dà pace.

La casa vecchia di babbo Roero a Lodignola... è un po' la casa del Governo. I vari rami dell'amministrazione di quel minuscolo Stato della filantropia moderna risiedono nella casetta bianca, sull'alto della collina. Lassù vengono divise le varie ingerenze, di là partono gli ordini, e all'occorrenza i soccorsi. Tutto ciò che si riferisce alle scuole, all'istruzione, al personale del caseificio, dipende direttamente dalla signora Eugenia e dalla signorina Elena: il resto è sotto la giurisdizione speciale dell'avvocato Olivieri. Segretario e factotum delle signore, come dell'avvocato, è il figlio del fattore, un bravo giovinotto e anche un bel giovinotto, un po' rustico di modi, ma attivo e intelligente, e che tutti a Lodignola chiamano il Nino Moro per la faccia bruna e i capelli folti e crespi come un africano. Il Nino Moro che ha finito l'Istituto tecnico a Milano, è tornato a Lodignola col cappello a cencio sulle ventitrè, la cravatta rossa e la testa intronata e confusa da molte idee mal digerite sul patto sociale, la lotta di classe e il collettivismo marxista. Idee poi che invece di diventar chiare e ordinate, fermentano sempre più bislacche nel suo cervello, per la vicinanza appunto della signorina Elena Maria, della quale il povero Nino comincia a innamorarsi in segreto, disperato e rabbioso contro le ineguaglianze sociali.

Sono due i cuori che ardono segretamente per la signorina e se, fra tante fiamme, la buona e candida signora Eugenia pur rimane all'oscuro, Elena invece ha indovinato subito e perchè l'avvocato diventi sempre più brontolone e permaloso e perchè il Nino Moro si faccia sempre più fosco e più... collettivista!

— Ho capito! — Pensa Elena, sorridendo birichina come Lulù. — Ho capito! Io non sono nata per mettere gli uomini di buon umore!... Oh, se potessi rendere un po' rabbioso anche quell'altro!