— No, — risponde la signora Eugenia. — Credevo sempre di vederlo, e invece sono tre sere e anche più che non si fa vivo.

— Bisognerebbe farlo chiamare.

— Da un po' di tempo quel ragazzo mi sembra cambiato. Una volta era sempre qui, adesso invece bisogna mandarlo sempre a cercare!

— Già! Precisamente! — L'Olivieri approva col capo la signora Eugenia. — Anch'io lo trovo molto cambiato! È diventato irascibile, puntiglioso... Una volta capiva le cose per aria, adesso non capisce più un'acca e in compenso risponde di traverso.

Tutti e due, l'Olivieri e la signora Eugenia, guardano un momento Elena, come in atto d'interrogarla, di sentire in proposito anche il suo parere. Ma la signorina Elena, la quale sa benissimo perchè il Nino Moro è diventato un altro, continua quietamente a mangiare con appetito il pollo alla cacciatora facendone ben scricchiolare gli ossicini.

È per lei che il Nino Moro sta lontano dalla casa vecchia; per vederla il meno possibile e poter guarire, dimenticarla.

Elena, in questo, gli dà ragione; il Nino Moro mostra di aver giudizio, e lei lo stima anche di più.

Intanto l'Olivieri ha cominciato un altro discorso... e lei, pur non perdendo il buon appetito, sente il sangue che ora le monta alla testa, ora le fa un tuffo, e la fa diventare rossa rossa.

La signora Eugenia se n'accorge, ma crede sia effetto del caldo e del pranzo.

L'avvocato parla con aria di mistero, con circospezione, fissando la signora Eugenia e commentando le parole coi cenni e le strizzatine d'occhio. Tutto ciò per Elena che non deve capir niente di quei discorsi, ed Elena, in fatti, da signorina ben educata, sembra tutta dedita a preparare il solito piatto di bucce e di torsoli per un povero coniglio zoppo che ha preso sotto la sua protezione.