— Buona sera, signori!
— Oh, buona sera, Nino!
— Arrivate in punto a prendere una famosa tazza di caffè! Oppure, senza complimenti, — domanda sorridendo la signora Eugenia, — preferite un bicchier di vino?
— Nè vino, nè caffè, grazie! — Risponde in fretta un po' bruscamente il Nino Moro, che non ha guardato dalla parte di Elena, ma che la sente muoversi alla credenza, ed è già tutto in orgasmo. — Sono venuto a prendere gli ordini per domani e poi torno a casa, perchè è a momenti ora di cena. Da noi si cena presto.
— Sedetevi almeno un minuto! Se non volete nè il caffè, nè il vino, prendete un bicchier di vermut, vecchio! Squisito!
La signora Eugenia abbonda in offerte e in garbatezze. — Può darsi, — pensa fra sè, non sapendo spiegarsi il cambiamento del giovinotto — che io qualche volta senza accorgermi non sia stata con lui abbastanza gentile. Luisa!
— Non c'è! — Risponde Elena sempre dalla credenza. — È andata un momento nel brolo col piatto del coniglio.
— Allora fa il piacere, porta tu il vermut.
— Subito, mammetta! — Elena, calma e sorridente, mette con grazia signorile un bicchierino dinanzi al giovinotto che si alza e ringrazia confuso, e gli versa il vermut con mano fermissima.
Intanto l'Olivieri riferisce anche al Nino Moro tutto ciò ch'egli ha ottenuto a Milano pel tram a vapore.