Ma il giovinotto, invece di mostrarsi soddisfatto, sfodera una quantità di critiche, di timori, di difficoltà. Si direbbe gli dispiaccia che l'Olivieri riesca nel suo intento, e cerchi ogni pretesto per contrariarlo e litigare.

L'Olivieri per un po' cerca di persuaderlo, poi perde la pazienza ed alza la voce.

— Lei non ha da discutere, nè da approvare. Domattina inforchi la sua bicicletta e via. Nicodemo porterà la nota dei nomi e lei andrà dove deve andare per le firme.

— Sissignore. Buona sera!

Il Nino Moro, i cui occhi hanno un lampo nella faccia bruna, ripete: — Buona sera! — E se ne va in furia guardando la signora Eugenia e non guardando la signorina.

L'Olivieri è seccato. Passeggia in su e in giù per la saletta, borbottando:

— Villani ignoranti! La cravatta rossa, arroganza e prepotenza, ed ecco per loro il socialismo!

La signora Eugenia ride e mette pace:

— Un ragazzo; un povero ragazzo!

Escono tutti insieme a far quattro passi, nel fresco della sera.