Elena si è attaccata, saltellante, al braccio dell'Olivieri. Egli si lascia prendere un po' in giro per la bianca luna che gli vien sorgendo tra i capelli radi, e pur borbottando è quasi felice.
— No, — pensa Elena sorridendo fra sè, mentre entra e si chiude nella sua camera. — No, povero Nino! Non è il socialismo che lo rende furioso... È invece la gelosia; è geloso dell'Olivieri! Che matto!... Ma non capisce che non amo l'Olivieri, che non lo amerò mai?
Dopo averla fatta ridere, quella gelosia così male a posto finisce per irritarla istintivamente.
Ella non ama l'avvocato, non lo avrebbe mai amato, dunque... perchè l'altro diventava geloso?.. In questa irritazione c'è anche un senso arcano di pudore; e fra il geloso e l'oggetto della gelosia, tra il Nino Moro e l'Olivieri, l'Olivieri finisce ad esser quello dei due che ha il torto maggiore. Il povero Nino soffriva, doveva soffrire molto! Amare e non essere corrisposto doveva essere certo un gran martirio!
— Ma e d'altra parte, che cosa io ci posso fare? Non amerò mai neanche lui; dunque?... A quella semplice interrogazione tutto il suo cuore, tutto il suo sangue, rispondono no; nè l'uno, nè l'altro; impossibile.
Per un istante la faccia turbata del povero Nino suscita in lei un senso di compassione.... Ma scompare presto.
Gli innamorati non corrisposti fanno più dispetto che compassione....
— No! No!... Mai! Mai!... — Ed ha come un brivido, una rivolta di tutta sè stessa.
Va a chiudere la finestra, la notte è chiarissima e la villa, laggiù in mezzo alla macchia buia degli alberi del parco, s'intravede misteriosa, fantastica e romantica. Spogliandosi lentamente, ella continua a vederla.