La buona donna, nel raccontare la grande scoperta della Luisa, sembra disposta a compatire il povero ragazzo; ma l'Olivieri, invece, appena sente di che si tratta, monta su tutte le furie.
— Furbo, il villano! Senza un soldo, agguantare ottantamila lire di dote, è un bel fare il socialista!
La signora Eugenia protesta altamente:
— Lei va subito a pensar male! Subito la dote! Subito l'interesse! L'amore, secondo lei, non dovrebbe nemmeno esistere a questo mondo! Ma se non può più esistere per me, che sono vecchia, e nemmeno per lei che ha fatto ormai le sue campagne, può esistere benissimo per il signor Nino, il quale non ha che vent'anni; e la mia Elena è tanto bella e ha tante buone qualità da far colpo anche per sè stessa, senza la dote.
L'avvocato, col viso torvo, rabbioso, non bada nemmeno a quella vecchia esaltata e romantica! Lo colpisce soltanto il nome di Elena.
— Appunto! La signorina Elena! Elena... — Nel far la domanda, un senso d'angoscia subentra alla collera, diventa un po' pallido e cerca le parole. — Elena... ci pensa?
— Ancora no, per fortuna! — Gli occhi della buona signora sfavillano di tenerezza e di contentezza. — Ancora non pensa che a Rolando! Ma, capirà, è un momento! Basta una parola, una semplice occhiatina.
— Sicuro! Bisogna far presto! Subito! Cacciarlo fuori dei piedi!
— Adagio, adagio! Andiamo adagio! Cacciarlo via, perseguitarlo in qualunque modo, oltre che ingiusto, sarebbe anche imprudente. Se Elena venisse a saperlo? Caro mio, in amore come in politica, non bisogna mai fare dei martiri! Tanto più poi che, da parte sua, il signor Nino si contiene non solo prudentemente, ma nobilissimamente.
L'Olivieri alza le spalle con una risata ironica e la signora Eugenia si riscalda.