— Nobilissimamente! Sissignore! Schiva tutte le occasioni di trovarsi con Elena e non si fa quasi più vedere nè qui, nè in paese.

L'Olivieri continua a sogghignare.

— In nome della poesia e del romanticismo, lei, magari, sarebbe anche capace di dar Elena in moglie a quel tanghero... ad un contadino!

— Cioè, scusi tanto, avvocato: in questo caso toccherebbe proprio a lei a dargliela in moglie, in nome della sua democrazia!

— Ma come c'entra qui la democrazia?

— Oh, so anch'io che qui non c'entra affatto! — Anche la signora Eugenia sorride ironicamente. — La democrazia ce la facciamo sempre entrare per far discendere fino a noi chi sta più su... ma quando si tratta, invece, di far salire fino a noi chi sta più giù, allora la mandiamo a spasso e si diventa magari aristocratici!... Tuttavia, giudizio per carità! Che Elena non se ne accorga e che sopratutto non abbia da compiangere il suo innamorato. Guai! Di tutti i democratici, l'amore, quando ci si mette, è il democraticone più vero e più sincero. Io non voglio certamente che Elena sposi il signor Nino. Mai, mai! L'idea sola mi spaventa. Diversità di condizione, diversità di educazione. Elena merita molto e molto di più, siamo d'accordo. Ma per questo non si deve odiare il povero ragazzo. Tutt'altro! Se si è innamorato... è una disgrazia, non è una colpa. Elena è bella, buona, affabile, un tesoro. Se anche noi, tutti, ne siamo mezzo innamorati!... Quel povero diavolo non è corrisposto, non ha una sola speranza, non osa nè parlare, nè farsi vedere. Lui, come lui, fa pietà e merita tutta la simpatia.

— Brava! Anche la simpatia! — Borbotta l'avvocato.

— Sicuro! Tutta la simpatia! È nel suo diritto, se è innamorato, se ama! Ha vent'anni! Direi anzi che fa il suo dovere. Sì, perchè è a vent'anni che si deve amare! Allora l'amore è bello, allora l'amore.... è amore, anche se ci fa soffrire, anche se ci fa morire. — La signora Eugenia è commossa e sospira. — È quando siamo vecchi, amico mio, che diventa peccato! Quando siamo vecchi, allora no; allora non abbiamo più diritto di perder la testa; allora si diventa matti e ridicoli!

La signora Eugenia parla sempre per sè, solo per sè, tornando col pensiero indietro di dieci anni; ma quell'altro arrossisce per conto suo sotto la barba e fino alla radice dei pochi capelli che gli son rimasti. Che la signora Eugenia abbia indovinato, abbia scoperto ciò che lui stesso comincia appena, con un senso quasi di terrore e di sbigottimento, a confessare a sè stesso?

Appunto, anche quel giorno, in carrozza, in tutto il viaggio da Milano a Lodignola, egli non aveva fatto altro che sottrarre diciotto da trentotto. Ahimè! Restava sempre quel numero terribile: venti. Una ventina d'anni di diversità! Aveva spinto i diciotto di Elena a diventare quasi diciannove.... Aveva tirato indietro i suoi trent'otto fin quasi ai trentasette.... Ma la differenza era sempre troppo grande. Quando Elena avrebbe avuto trent'anni, l'età del fuoco, lui ne avrebbe avuto cinquanta.... l'età della cenere!