Adesso, tutte queste cifre tornano a ballare nella testa del povero avvocato. Egli guarda inquieto la signora Eugenia: — Che abbia inteso di fargli un rimprovero, di dargli un avvertimento? Ma si conforta subito: — No! No! Non è donna capace di sottintesi, capace di lanciar frecciate. Mi avrebbe dato addirittura del pazzo, senza tanti complimenti. Perchè è proprio così: non sono altro che un pazzo!

L'avvocato passeggia su e giù per la saletta immusito e a capo basso.... come i cani della villa Roero.

— Tanto arrabbiarsi contro il Nino Moro! — Continuava a pensare tra sè. — Ha ragione la signora Eugenia. Ed io?... sono ingiusto! Io... peggio di lui! La diversità della condizione? Ma che cosa sono le mie poche migliaia di lire messe da parte, il mio studio bene avviato, in confronto de' suoi vent'anni? La coltura? L'educazione?... L'amore fa tanti miracoli, quando si hanno vent'anni!

La signora Eugenia l'interrompe:

— Senta, avvocato!

— Che c'è?

— Il signor Francesco è il solo che può metter tutto a posto. Con una scusa, con un incarico qualunque, può allontanare il giovinetto da Lodignola per tre o quattro mesi..... e il tempo e la lontananza accomodano ogni cosa. Siamo ancora, fortunatamente, affatto in principio. Una simpatia, un po' di bruciore; ma, come diceva anche la Luisa, non può essere amore disperato. Il giovine non sarebbe in tal caso, tanto prudente, tanto timido.

— Va bene. Parlerò con Francesco. Domani sera vado a Milano; lunedì mattina andrò subito a cercarlo.

— Ma no! Aspettiamo che venga a Lodignola.

— Francesco a Lodignola? Se non ci vien più! Non ci pensa nemmeno!