Ciascuno va in cerca della propria candela e l'accende, sopra pensiero. Si danno la mano, si augurano ancora la buona notte e poi si voltano le spalle e, senza più dire una parola, l'Olivieri attraversa il corridoio a terreno per entrare nella sua camera e la signora Eugenia sale al primo piano, dove è la sua.

— Due anni più, due anni meno, che importa! — Mormora l'Olivieri mentre comincia a svestirsi, e fa un sospirone così lungo, che gli vien su dal fondo dell'anima. — I vent'anni del Nino Moro! Ecco la gioventù! Eppure anche lui, con tutta la sua gioventù, a quest'ora deve essere rabbioso come un cane!

Sospira anche la signora Eugenia, mentre rimbocca le coperte del lettuccio; sempre quello suo antico, da ragazza, che si è portato con sè da Milano.

— Che scema! Che matta! Speravo tanto nel caso, nel tempo, che lo allontanassero da quella donna!... Perchè poi?... avrei dovuto pensare che dopo quella... ce ne sarebbe stata un'altra. Povero Nino!... Se è proprio innamorato, come dice la Luisa, deve soffrire assai!

È verissimo quanto ha riferito l'avvocato Olivieri. Il Roero non si muove da Milano, perchè a Milano si diverte a «far lo scapolo» in compagnia dell'Estensi e del Faraggiola. Sembra che sia un po' di vacanza, capitata all'improvviso a tre vecchi collegiali: appena fuori, non sanno da che parte andare. Aprono la bocca per tirare il fiato e finiscono sbadigliando.

Da tanto tempo erano ligi ai voleri di donna Stefania, sempre così rigorosa nell'orario! La sera specialmente!

Come avrebbero potuto passar la sera, lontani, fuor dal raggio di donna Stefania?

Sempre agli ordini, sempre di servizio presso la baronessa Arcolei, o nei dintorni della baronessa Arcolei, così a Milano come a Borgoprimo, così al mare come in montagna, che cosa farsene, in che modo approfittare di quella improvvisa libertà?

Sempre in tutto punto, anche moralmente, sempre colla serietà misurata degli uomini importanti, sempre colla rigida freddezza dei grandi modelli inglesi, sempre fissi cogli occhi sulla sovrana, movendosi a' suoi cenni, respirando secondo ella batteva il tempo, largo o andantino, si guardano adesso l'un l'altro, quasi sbigottiti.

Fino a quel giorno avevano vissuto tutti e tre, in politica, con la visione delle tenebre e del precipizio, mancando oramai il provvido puntello della forca. In arte, tutto il difficile e nessuna allegria: alla Scala quando si dava Wagner, al Manzoni quando si dava Ibsen. In pittura, non sane e gioconde nudità scaldate al sole, ma nebulose pallidezze nordiche o magre e gelide allegorie di Botticelli londinesi. E tutto ciò... da più di dieci anni.