— Io non posso! Sai del resto che i duelli, i tuoi pasticci non sono cose che mi divertano.
A questo punto si sente stringere il braccio dall'amico: si volta.
— Che cosa c'è?
— Guarda, per Dio, che bella donna!... Per lei mi batterei volentieri, altro che per Depretis!
Era la baronessa Arcolei, che passava loro dinanzi svelta, diritta, con quel suo tic-tac misurato, ritmico, veloce.
Dileguato lo spavento, le era tornata l'audacia: voleva vedere quel tipo curioso che si chiamava «Nespola» e voleva godersi a mettere in imbarazzo l'amico, a intimidirlo, a confonderlo con la propria impudenza.
— Depretis?... — Francesco ha la voce leggermente alterata. — Perchè Depretis?
— Perchè mi batto per Depretis! Non te l'ho detto?
— Tu?... Ma non fai il repubblicano?
— Ho difeso Depretis a proposito della riforma elettorale. Con questa legge è Barbabianca, appunto, che viene a me; non sono io che vado a lui!