Dopo un momento fa per rimettersi a leggere, ma le si appannano gli occhiali.
Francesco Roero passa così la sua vita allegro, contento, non pensando più ad altro. Nel piccolo mondo di Lodignola egli ha trovato la quiete, la felicità.... ed anche la gloria. Col tram a vapore e col podere modello, colle scuole, il caseificio e la nuova magnifica uniforme da lui regalata alla banda comunale è diventato a Lodignola l'eletto e il prediletto del popolo, il vero padre della patria!
Si è fatta una grande illuminazione in onore di Francesco Roero, con sparo di mortaretti, con fuochi artificiali e la banda ha inaugurato il nuovo uniforme, suonando nel giardino della villa l'inno di Garibaldi, la marcia reale, la Marsigliese: un po' per tutti i gusti, non essendo ancora ben conosciuto il suo gusto preciso.
Un giorno, a metterlo di malumore gli capita una lettera del Faraggiola che, anche a nome dell'Estensi, gli domanda notizie della baronessa Arcolei:
«Sai dirmi qualche cosa della nostra cara donna Stefania? Abbiamo scritto, riscritto a Borgoprimo e a Milano, ma con noi continua a non dar segno di vita. E con te?... Sei stato più fortunato?....»
— Uff!
..... Risponderò stasera, risponderò domani..... Francesco non ha mai risposto. Non è già il tempo che gli è mancato; è stata la voglia. Ormai gli secca, gli pesa tutta quella gente egoista, monotona e così vecchia d'idee, di giudizi.... di tutto.
— Risponderò dalla Svizzera!
Ma presto anche alla Svizzera non ci pensa più....