— Perchè andrei suscitando chissà mai quali sospetti! — Ella torna ad avvicinare la fronte.... e finisce ad appoggiarla alla bocca del Roero. — Penserebbero che è un tuo capriccio; che sei tu, sempre geloso a sbalzi, che mi hai imposto di non ricevere, e un bel giorno, sono sicurissima, me li vedrei a capitare, mi farebbero una cara improvvisata! Vogliono distrarmi per forza!

— Ma io... se c'entro io, il pericolo è lo stesso, anzi è maggiore!

— No, no. Tu devi scrivere che mi hai veduta a Milano, un momento, alla sfuggita; è la verità... Che mi hai trovata molto stanca, molto abbattuta, che ho assolutamente un grande bisogno di riposo, di quiete per rimettermi in salute... e aggiungi anche questo — è la verità — che sono occupatissima, sempre sossopra, per l'amministrazione, per i legati... e che anche tu non vieni più, per ora, a Borgoprimo, non volendo seccarti con mia cognata e con mia nipote che vi faranno una lunga dimora.

— E anche questa... quasi quasi... è la verità! — Il Roero diventa vivace e buono. Promette alla baronessa di scrivere in giornata ai due amici in modo di spaventarli.

— Sta tranquilla! L'annunzio delle tue ospiti farà un effetto terribile!

— Lo credi? Proprio?

— Giuro! — E il Roero scoppia in una grande risata.

Lì per lì, scoppia a ridere allegramente anche donna Stefania, ma subito se n'avvede e torna seria. Tuttavia non è più il caso di mostrarsi gemebonda; si mostra invece gelosa:

— Adesso mi dirà poi, caro signore, che cosa ha fatto in tutto questo tempo... sempre a Lodignola.

Il Roero, prima di rispondere, cerca una sigaretta: