Dopo la morte del povero Arcolei, egli aveva il dovere... di mettersi a sua disposizione e questo dovere lo aveva compiuto. È la baronessa che, invece di trattenerlo, lo manda in Isvizzera, al fresco, ed egli ormai si sente nel pieno diritto di pigliare il largo per sempre.
— Tanti saluti, signora baronessa!
Egli ripensa al loro colloquio di quella mattina, ai sospiri, alle lacrime, ai rimorsi e agli scrupoli così delicati della vedova sensibilissima... E ripensa anche alla lettera che deve scrivere al Faraggiola e all'Estensi.
— Tutti e tre! Ha proprio l'intenzione, almeno per il momento, di farci pigliare il volo a tutti e tre!
Torna a sorridere con un po' di malizia.
— Che ce ne sia un quarto?... Impossibile!... Eppure, il solo culto delle memorie mi pare un po' pochino per il suo fervore... In ogni modo, se un altro c'è, arriva tardi allo spettacolo: quando si comincia a spegnere i lumi!
E così, dopo aver tanto amato e tanto sofferto per quella donna, dopo averle tanto sacrificato della sua vita, de' suoi sogni di gloria, delle sue idee e anche della sua coscienza, ormai, sul punto di staccarsene per sempre, egli non trova per lei, in fondo al cuore, nè un rimpianto, nè un ricordo: soltanto un frizzo e una risata!
— E adesso passiamo un momento dall'Olivieri. Se c'è qualche seccatura, la si sbriga presto, e così, per un pezzo, non torno più a Milano!
Accende un'altra sigaretta e la sua faccia s'illumina a un tratto. Sembra diventi più giovine.
— E Lulù?... La piccola Lulù?!... Bisogna comperarle un regalino!... Nanerottola!... Ah! Ah! — Francesco ride allegramente. — Vorreste avere la sua freschezza, cara baronessa e i suoi occhi! Pensiamo che cosa si deve prendere per fare un'improvvisata alla piccola Lulù. Dolci, intanto, canditi e cioccolattini, perchè è golosissima. Poi si può cercare dal Confalonieri se ci fosse una spilletta, un gingillo qualunque. Andiamo a vedere!