— Nossignore! Soltanto... perchè gli davo ombra.
— Appunto, e lo approvo. Una ragazza, specialmente in un piccolo paese, è tenuta d'occhio, è subito compromessa. Basta un'imprudenza da parte tua anche involontaria, per far succedere dei pettegolezzi, dei guai. Il signor Roero ha l'obbligo di tutelare e di guidare la signorina Elena perchè è come suo padre.
— Ma che padre! Creda a me! C'è una bella diversità! Ah! Ah! Suo padre!
Il giovinotto dà in una risata ironica e l'Olivieri lo guarda attentamente.
— Suo padre? Comincia alla mattina a caracollare sotto le sue finestre a cavallo! Poi, tutto il giorno alla Casa Vecchia, a colazione, a pranzo, a insegnarle a giocare al tennis, a montare a cavallo; poi passeggiate, scarrozzate, anche di sera, col fresco e colla luna...
L'Olivieri lo interrompe indignatissimo:
— Basta così! Non ti permetto più una sola parola! La signorina Elena aveva quattro o cinque anni quando le è morto il padre, e il signor Francesco l'ha sempre tenuta come una sua figlia!
— Ma in tanto tempo che la signorina è stata a Lodignola, chi lo ha mai visto il signor Francesco? Ha aspettato che avesse... diciannove anni... a diventare suo padre!
L'Olivieri si arrabbia anche di più, non già contro il Nino, ma adesso contro Francesco.
— Quello là crede di essere a Milano, — pensa tra sè, — di poter fare come a Milano, di portare a Lodignola gli usi di Milano! Balordo e leggero! Crede ancora di giuocare con... Lulù... e non si accorge nemmeno che adesso Lulù è diventata una signorina di diciannove anni!