VI.
Gelosie.
Uscito il Nino Moro, l'avvocato continua a passeggiare su e giù per lo studio, arrabbiandosi, con degli scatti improvvisi contro il Roero.
— E pensare che ci fu un tempo in cui io l'ho creduto davvero un uomo d'ingegno! Non è mai stato altro che un egoista, un gaudente!... Nient'altro!
Soffia, sbuffa, gira, rigira, si tira la barba, poi scatta di nuovo:
— Si fa menare per il naso dalla baronessa Arcolei per tutta la vita e nei brevi intervalli si diverte, povero Dodò, a fare il gingillone colle celebrità internazionali dell'Eden, o a fare il papà con Lulù, dimenticandosi che gli anni passano e che Lulù è diventata la signorina Elena! Testa vuota, inconcludente! Uff!... Che testa leggera!... E quella candida innocentona della signora Eugenia che continua ad ammirarlo, estatica, a bocca aperta! E anch'io che aspetto adesso a persuadermene, e ne ho fatto un grand'uomo a scartamento ridotto, per Lodignola! Ha ragione il Nino Moro! In tanti anni non si è mai fatto vedere, ma ora che la bimba è diventata una ragazza, una signorina, capita d'improvviso alla Casa Vecchia, e vi prende domicilio! Ha ragione il Nino Moro!...
A questo punto l'Olivieri non soffia più, non sbuffa più: sospira profondamente.
— Eh sì!... Proprio vero quel che ha detto la signora Eugenia... Nino è giovine, ha ragione, è innamorato, è nel suo diritto... E in fondo è anche un bravo giovine, onesto, intelligente, abbastanza educato. Forse ci siamo spaventati troppo... e forse siamo noi, invece, dalla parte del torto. Io specialmente!... Balordo e leggero anch'io!... C'è stato un momento in cui, proprio, avevo perso la testa!
L'Olivieri si ferma su due piedi, pensieroso: l'espressione del suo volto cambia a un tratto: non è più acceso dall'ira; s'è fatto smorto, coi segni di una grande angoscia. Gli appaiono sotto gli occhi due lividi, si fanno profondi, scendono giù giù, infossando le gote, tra la barba folta e grigia.
— Proprio; avevo perso la testa!... Volevo persino farmi bello, per piacerle, brutto come sono!... Brutto, colla testa mezzo pelata... e vecchio. Sì, vecchio, perchè lei è la giovinezza, la vita, il sole, ed io, in confronto, non sono che un povero tizzone spento... Eh! Quando si perde la testa, si diventa ragazzi; peggio: si diventa cattivi! Con quel povero Nino, sono stato cattivo. In fine, è un bravo giovine ed anche un bel giovine. Non è ricco, ma ha coraggio ed ha carattere.... Chi sa?... Forse la felicità di Elena è proprio riposta lì, in quel buon ragazzo che l'adora!... Non ha una grande finezza di modi, ma ha la finezza del cuore! Dunque, perchè no? Perchè tanto spaventarsi? Perchè è figliuolo d'un fattore?... E anche la signorina Elena, in fine, di chi è figlia? Ella stessa conosce la sua condizione e non si lascia ingannare. È una ragazza di testa... buona... brava... cara. Ma per ora, fortunatamente, è ancora una bimba... dunque... Non ci pensa lei? Non pensiamoci noi. Per altro, se venisse a sapere che il povero Nino s'è disgustato con suo padre e minaccia di rompersi il collo per amor suo... Bisogna avvertire subito subito la signora Eugenia, per via di quella chiacchierona della Luisa!... Elena non deve saper niente. Mai niente! Intanto, è troppo presto per maritarla... e poi, così bella... È una vera bellezza... Intelligentissima... coltissima... Che occhi maravigliosi, e che capelli, quanti capelli!... No, no, no! Altro che un mezzo contadino di Lodignola!... A suo tempo un grande matrimonione, deve fare!