L'avvocato respira più liberamente, il suo viso si rischiara:
— A suo tempo, fra qualche anno, farà un grande matrimonione. Sicuro! Basta, per altro, che quel bel tomo di Francesco... non faccia sciocchezze! Lodignola non è una capitale! I piccoli paesi sono invidiosi, pettegoli, maligni. Guai! Colle ragazze non si è mai prudenti abbastanza! Io, per esempio, sono stato sempre pieno di riguardi. Lui, invece, di mattina, di sera, sempre alla Casa Vecchia; si ferma a cavallo sotto le finestre! È diventato matto?
A questo punto, il giovine di studio, che stava copiando a un tavolino nell'anticamera, spalanca l'uscio annunziando festosamente il signor Roero, che si presenta sorridendo, con un gran fiore all'occhiello e coll'aria dell'uomo felice e soddisfatto.
— Bravo l'amico! Bravissimo! Non ti fai più vedere a Lodignola!
Il Roero entra e, subito, nel dar la mano all'avvocato capisce che è in cattiva luna, ma non vi bada e continua allegramente:
— Vengo a tirarti le orecchie anche per conto delle nostre signore della Casa Vecchia!
L'Olivieri gli dà un'occhiata di traverso, sembra che anche i peli ispidi della barbaccia si rizzino minacciosi contro Francesco.
— Le orecchie, invece, dovrei tirarle io a te. Le orecchie si tirano ai ragazzi, e tu, a Lodignola, ti sei condotto come un ragazzo.
Francesco non ride più... Si avvicina d'un passo fissando l'avvocato:
— Cioè?