— Cioè... hai dimenticato che Lodignola non è Milano, e che la signorina Elena non è più Lulù!

— Io non dimentico mai niente, nemmeno i diritti della tua vecchia e buona amicizia, compreso quello di sfogarti con me quando sei di cattivo umore! Ma non mettiamo in ballo la signorina Elena, te ne prego. Questo no!

L'avvocato fa un passo, un gesto di collera; poi cerca di frenarsi:

— Non sono io che la metto in ballo. È la gente.

— La gente? Che c'entra la gente? Elena non appartiene che a me. Io l'ho avuta da suo padre, io me la son tenuta; è come mia. Che c'entra la gente?

— C'entra... in quanto... C'entra benissimo, perchè la gente, anche a Lodignola, ha gli occhi per vedere e la lingua per parlare.

— Vedere che? Parlare di che cosa? Nessuno ha il diritto di intromettersi ne' fatti miei.

Il Roero alza la voce e l'Olivieri grida più forte:

— Se non ha questo diritto, ha però ragione di pensare che è per lo meno... strano, il paterno zelo che ti ha acceso tutto d'un tratto per la signorina Elena... alla quale hai sempre provveduto, questo è vero, ma della quale finora non ti eri mai curato. Hai aspettato che avesse... quasi vent'anni a farle il papà.

L'avvocato ride nervosamente e, daccapo, gira e rigira, soffia e sbuffa.