Francesco, al contrario, invece di arrabbiarsi di più, si calma. Egli ormai è convinto che l'avvocato ha proprio un po' di bruciore per la signorina Elena, e in cuor suo lo compiange: — Povero diavolo! Come è sempre sfortunato ne' suoi innamoramenti! — Inoltre, quel giorno, egli non vuole arrabbiarsi, non vuole aver scene spiacevoli. Si sente di buon umore e desidera tornare a Lodignola di buon umore. Siede sul canapè, dondolando una gamba sull'altra.

— Ciò che tu dici, può anche sembrar vero alla gente che non sa, che non mi conosce. Certo, io non mi sono occupato direttamente dell'educazione di... Elena; ma avevo la coscienza, e ormai ne ho anche la prova, di averla affidata a buone mani. Se poi, finora, non mi son fatto quasi mai vedere, tu meglio di qualunque altro, ne sai il perchè. Tu sai che molte volte, ciò che più di tutto avrei desiderato di fare, non ho potuto farlo.

Fra i due c'è un lungo silenzio. Anche l'Olivieri siede sul canapè e riprende per il primo il discorso, ma con tutt'altro tono:

— Io so benissimo quanto il tuo cuore buono, affettuoso, generoso, ti ha sempre consigliato per la... signorina. So benissimo, meglio di chiunque altro, che, da vicino o da lontano, tu sei sempre stato per lei un padre... sì, un vero padre. A me, certo, non sarebbe mai venuto in mente di fare osservazioni, perchè ora tu passi le tue giornate colla signorina, e vai spesso, a piedi o in carrozza, di mattina o di sera, colla signorina. La cosa per me è semplice, naturalissima, innocentissima. Figurati!.. Ma può esserlo soltanto per me che ti conosco a fondo e che conosco a fondo i fatti tuoi. Per tutti gli altri, per tutti coloro, appunto, che non sanno come realmente stieno le cose... capirai, ti vedono arrivare da un momento all'altro, e ti vedono subito quasi domiciliato alla Casa Vecchia... la signorina è piuttosto... appariscente; anche tu dai nell'occhio... e si fanno supposizioni.

— Irragionevoli! — Interrompe Francesco, sempre dondolando la gamba ed ammirandosi la punta del piede.

— Irragionevoli! — Ripete l'Olivieri che trova la parola giustissima.

I due amici non si guardano ancora bene in faccia, ma l'astuccio delle sigarette passa amichevolmente dall'uno all'altro.

— Irragionevolissimi, siamo d'accordo. Ma quando mai, caro Francesco, i gelosi sono stati ragionevoli?

— I gelosi? Come i gelosi?... — La gamba del Roero si abbassa di colpo, il suo occhio ricomincia a intorbidarsi. — Che c'entrano i gelosi?

— È stato qui, adesso, il Nino Moro. È andato via poco fa.