È proprio vero: l'avvocato sembra lo faccia apposta a insistere, a contradire, per far dispetto a Francesco. È sempre sorridente e cammina per lo studio, dondolandosi, con una cert'aria quasi di trionfo.
— Del resto, caro Francesco, devi sapere che la signorina Savoldi, — è la prima volta e non a caso, che l'Olivieri, con astuzia da avvocato, la chiama col nome del padre, — devi sapere che la signorina Savoldi conosce la sua condizione benissimo e ragiona, in proposito, con più logica di noi. Sai che cosa ha detto un giorno alla signora Eugenia? «Io non voglio maritarmi. Io resterò... come lei! Una ragazza che non sa nemmeno chi sia, dove stia la sua mamma, difficilmente trova un buon partito».
— Appunto: nella sua logica, ha parlato di un buon partito. E tu, la gran testa quadra, troveresti che il Nino Moro sarebbe un buon partito?
— Tutto sommato, il giorno in cui la signorina Elena lo amasse, come lui ama lei... sì!
Il Roero si alza e prende il cappello per andarsene.
— Va bene, va bene. Ho capito. Tu, non so il perchè, vorresti attaccar lite: io, invece, non ne ho voglia e me ne vado. Ti saluto!
— Buon viaggio! Una sola raccomandazione. Ne ho forse il diritto. Finora, hai sempre permesso anche a me di occuparmi un po' della signorina. Dunque, giudizio. E bada di non essere tu, colle tue imprudenze, a farle perdere poi le occasioni del famoso buon partito!
Questa volta ride allegramente anche il Roero e riesce a far montare la mosca al naso all'avvocato.
— Ma a sentire tutte le tue raccomandazioni e a vederti così eccitato, così fuori di strada, si potrebbe quasi dubitare di aver a che fare con un.... geloso.
— Ridi pure!.. Tutte le cose irragionevoli fanno ridere. Ho riso anch'io, poco fa, e molto, vedendo il povero Nino geloso.... di te!