La carrozza parte e il Roero, appena fuori di Milano, cerca di sdraiarsi per dormire, ma tutto gli dà noia. Anche quel pacco! Vorrebbe pigliarlo e buttarlo fuori della carrozza!

— La bambola!..... Io le portavo la bella bambola da Milano!...

Sorride ironicamente, ma poi, a poco a poco, è proprio quella scatola che ha lì dinanzi, è proprio quella bambola che comincia a quietarlo.

— Povera piccola! Che colpa ne ha lei se... il socialista è diventato matto e se l'Olivieri è ancora più matto di quell'altro?... Lei è sempre Lulù... Serena... buona... e cara.

Egli continua a guardare la scatola... anzi proprio la bambola che ricorda, che rivede in quella scatola. Diventa triste, poi inquieto..... Il cuore gli batte violentemente; non è più la bambola, è Lulù... È Elena, proprio Elena, la giovinetta bella e fiorente ch'egli ha dinanzi, negli occhi, nel cuore.

— Il Nino Moro o un altro... ma verrà il giorno in cui Elena s'innamorerà.... in cui mi sarà portata via!

Ha una scossa e si rizza a sedere come spaventato:

— Bisogna non vederla più! — E in quel momento lo giura a sè stesso con un tremito: — Non la vedrò più!

Ma la bambola è lì e proprio lì c'è Elena... Ed egli la rivede viva... bella... e cara!

Si volta, guarda da un'altra parte, ma invano; la notte è buia, piena di ombre nere... L'immagine della fanciulla è sempre lì, distinta, luminosa..... Chiude gli occhi quasi con ira... Elena è sempre lì... e ride!... Egli ne sente anche il riso adesso, e la voce così giovine e fresca...