Il Roero conosce Nespola già da vari anni. Lo ha incontrato la prima volta sul palcoscenico del teatro Manzoni. Adesso il Roero, nel bel mondo delle prime milanesi, è il giovane commediografo alla moda, dalla raffinata casistica bourgettiana: allora lo si credeva ricco soltanto di quattrini e di gusto. Non amava ancora il teatro, ma soltanto le attrici ed appunto ad una di queste, una sera, senza pensarci, avea promesso un proverbio per la beneficiata; senza quasi pensarci lo aveva scritto, lo aveva letto ai comici, agli amici, al club e in casa D'Orea; lo aveva dato a copiare e messo in prova, e soltanto alla vigilia di andare in iscena gli si erano aperti gli occhi e aveva cominciato a pensare con spavento, al pericolo e al ridicolo di fare un gran fiasco.

— Ritirare la commedia?... Con tutto il teatro già venduto?... Che chiasso! Gli amici, gl'invidiosi, i rivali, gl'imbecilli, che già pregustano il piacere di fischiarlo e la voluttà della piccola distruzione!... Come si sarebbero vendicati!

Nespola, il già terribile seccatore, si trova appunto sul palcoscenico alla penultima prova, e scopre nella nuova commediolina ciò che agli altri era passato inosservato: il talento dell'autore e una fresca e spontanea originalità.

— La vostra commedia, signor Roero, ha un difetto solo; è troppo lunga e troppo corta. Fatevi dare il manoscritto, andiamo a far colazione e poi lavoriamo insieme un paio d'orette. Per domani sera, scommetto e giuro, avrete un grande successo!

Nespola, in quel tempo, era pure un autore drammatico; soltanto faceva i suoi drammi colla forbice e colla gomma, tagliandoli dalle appendici del Secolo. Il Roero lo guarda mortificato, ma poi accetta, per disperazione. Invece di un paio d'orette, stanno insieme a fare, a disfare, a rifare e a mangiare e bere allegramente tutto il giorno, tutta la notte... ma la sera dopo il Roero ha un trionfo; il pubblico e la critica lo portano alle stelle!

Potrebbe il Roero dimenticare tutto ciò? Potrebbe il Roero rifiutarsi al povero Nespola che ricorre a lui, in nome del suo onore? No, certo; tanto più che lo scrittore bohémien, sempre in collera col pranzo e sempre in caccia di quattrini con chi non gli deve nulla, a lui, a Francesco Roero che invece gli deve pur qualche cosa, anzi appunto per questo, non ha mai domandato nemmeno cinque lire in prestito.

No, non lo può abbandonare! Assolutamente, no.

Una seccatura, per altro!... Una grande seccatura!... Fare da padrino a un repubblicano, lui, Francesco Roero?

Che cosa avrebbero detto al club?

Fare da padrino all'avversalo del Bonaldi?... L'anima... politica, di don Giulio Arcolei?