— No, no.
— Non volevo partire senza vederti, senza darti un bacio. Ieri... — La signora Eugenia si china sul letto, passa un braccio attorno la vita di Elena e le dà il bacio stringendola forte contro il cuore: — Ieri non ti si poteva parlare... eri in collera anche colla mammetta... Lasciami col cuor tranquillo; dimmi tutto, gioia cara... Che hai?
Elena bacia la signora Eugenia sui capelli, la bacia più forte sulla bocca: poi fa uno scatto, come un singulto, le butta le braccia al collo e piange.
— Gioia! Gioia! Gioia mia! Gioia cara! Ma che hai? Che hai? — La signora Eugenia si dispera e piange anche lei.
Elena solleva la testolina scotendola per liberarsi la faccia dai capelli che la coprono tutta e coprono anche il cuscino come un'onda nera rilucente, e guarda fissa verso la finestra dalla quale si scorge la villa Roero.
— È partito! Non torna più!
— Chi? — Esclama la signora Eugenia spaventata, pensando al Nino Moro.
Elena continua a fissare la finestra e le lacrime le cadono copiose dagli occhi:
— Non torna più, più, più!... Oh lo sento! È stata lei, di nuovo lei! Sempre lei!
La signora Eugenia si rizza attonita, osservando Elena. Finalmente comincia a capire qualche cosa.