— È proprio molto contento di andar via, se anche nel salutarmi ha tanta volontà di scherzare!...
Il Roero è colpito da quelle parole, da quell'accento di dolore così schietto, così sincero, così espansivo: fissa la fanciulla e il cuore gli batte con grande violenza.
— No, no, sai..... Non sono contento, cara Lulù... ma...
— Mi dica Elena! — La bella fronte candida e luminosa si corruga di nuovo, crucciata. — Almeno oggi, mi dica Elena.
— No Lulù, sempre Lulù. Così avrò più coraggio per dirti... ciò che ti devo dire. Lo vedo anch'io che ti sei fatta grande, che ormai sei diventata proprio una signorina. E guarda che cosa ti ho nascosto appunto qui, sotto la bambola che ti ha fatto andare in collera, qui, in mezzo ai dolci.
Francesco alza il coperchio della confettiera, prende l'astuccio, lo apre, e le mostra l'anello.
La fanciulla diventa rossa rossa: s'inganna sull'intenzione del Roero e perciò anche a lei, adesso, batte il cuore violentemente.
Nelle parole, nel pallore del Roero, c'è un'espressione di mestizia profonda, dolorosa.
— Ascoltami, cara... cara la mia figliuola: ti sei fatta grande... sei diventata una signorina... presto sarai una signora... Ma io voglio sempre essere... il tuo papà.
— No, — risponde Elena seccamente, respingendo l'anello. — Io non voglio... Io non diventerò mai una signora, come intende lei. L'ho già dichiarato alla signora Eugenia. Voglio fare come la signora Eugenia, resterò sempre... sola!