Sono quasi tre mesi, tre lunghi mesi, dai primi di novembre, appena la Fáni è tornata dalla campagna, a quella sera dell'ultimo di gennaio, che il povero Roero, innamorato e disperato, prega, supplica, minaccia per ottenere una visita... la prima visita.

— Che male c'è?... Che pericolo c'è?... Vorrei tanto mostrarvi i miei quadri: quello del Segantini e l'altro del Favretto! Venite! Venite!... Vieni! Voglio! Fate prima una visita alla De Angelis, che è vicinissima a casa mia, poi... è un lampo! Scappate dentro, non ci son scale, il primo uscio del ripiano a sinistra. Chi potrà vedervi? Chi potrà mai saperlo?... Nessuno; giuro!... Nessuno!

— Ma poi, anche se... dicessi di sì?

— Sì! sì! sì! sì!

— Perchè? Sapete che... deve esser sempre così. Dunque?... È un capriccio inutile, da egoista cattivo! Sapete che ho tanta paura; sapete che sono tanto nervosa, sapete che dopo mi sentirei male, e insistete tanto senza poi... nessuno scopo. Perchè? Perchè?

— Perchè... ve l'ho detto! Voglio mostrarvi i miei quadri!

— Di sera?... Vedere i quadri di sera? Al buio?

— Si accendono i lumi... E poi perchè voglio vivere dove voi avete respirato per cinque minuti, per un attimo almeno!... Sì Fáni, prego, prego, prego!

La Fáni, lentamente, fa un sospiro di ammirazione profonda, mentre cerca di liberar la mano che il giovine le ha presa e che stringe troppo forte:

— Segantini e Favretto!... La mia passione!