Sdraiato sul canapè continua a bearsi nel rileggere l'indirizzo dal bel caratterino slanciato, ad angoli precisi, mentre il profumo che emana dalla lettera dell'Arcolei, dapprima quasi impercettibile, si fa più acuto, più penetrante...
«A Francesco Roero
«s. m.»
Ad un tratto il cuore gli fa un sobbalzo; si rizza a sedere sul canapè:
— Forse è un avviso di premura! Un appuntamento!... Vuol vedermi subito!
Straccia la busta che è grossa, fortissima, inglese: non è che un semplice biglietto di visita di Stefania con un grosso punto d'interrogazione scritto in lapis.
Francesco ha un impeto d'ira... poi, scrollando il capo, sorride con amarezza:
— Lei, lei, sempre lei! Sempre prudente e diffidente! Mai un abbandono vero! Mai un impeto schietto del cuore! Civetta..... e sempre la scuola dei gesuiti! Un punto d'interrogazione, che cosa vuol dire? Niente e anche tutto!
?.....
«Perchè non sei venuto?... Perchè non ti sei fatto vedere? Perchè non hai fiducia in me, perchè non credi in me?...»
Le domande continuano e Francesco si rasserena. Quel punto d'interrogazione diventa appassionato, tenero, espressivo, eloquente più di qualunque lettera. È la Fáni, tutta la Fáni, colla sua ombrosa riserbatezza e la sua birichina furberia. E lei, lei, tutta la Fáni, che è tornata lì, in casa sua, mezzo sorridente e mezzo in collera, col no sulla bocca e il sì negli occhi. È lei che lo ama, che lo cerca, che lo irrita, che lo maltratta, e che lo calma e lo incanta con una sola carezza.