«Son venuta qui, da te, e ancora dubiti del mio amore?»

Gli par di sentire la voce della Fáni calda, appassionata; gli par di sentire il suo calore, la sua fragranza, nel profumo di quel bigliettino.

— Cara... cara...

E Francesco innamorato e beato bacia la busta, il cartoncino, bacia il punto d'interrogazione, baciando insieme con trasporto, con delirio gli occhi e la bocca della Fáni.

Ma l'innamorato ama e teme quegli occhi a volte sfavillanti, a volte impassibili; ama e teme quella bocca giovine, rosea, dalle leggere sfumature dorate su cui il sorriso languido e voluttuoso si muta a un tratto in una freddezza imperiosa. Egli non si arrischia di presentarsi inaspettato, in ore insolite, in casa Arcolei. La baronessa, ottima amica e insieme ottima moglie, è osservante fino allo scrupolo di ogni regola, di ogni abitudine sociale e, più che può, si mantien fedele all'orario. Colpi di testa dunque, e colpi di scena, mai; improvvisate, mai. Tutto a suo tempo, e c'è tempo per tutto.

Il Roero pensa e conclude:

— Presentarmi di giorno, no. Se oggi avesse potuto vedermi, Stefania mi avrebbe certo mandato anche un suo libro insieme al bigliettino. Andrò stasera; un po' più presto del solito, per trovarla sola.

E il povero Nespola?... E i propositi della notte? Il Roero scrive in fretta all'avvocato Olivieri per il funerale del giorno seguente: ed anche il giorno seguente andrà alla ricerca di Lulù.

Intanto, frenando l'impazienza, egli aspetta che sian suonate le otto e tre quarti prima di varcar la soglia dell'amata. Gli eletti e i prediletti assunti, come il Roero, all'intima comunanza dell'adorazione serale, giungono, quasi sempre, tra le nove e un quarto e le nove e mezzo, partendo dal club o dal Cova, tutti insieme par farsi la guardia l'un l'altro.

Il giovine poeta fa d'un salto lo scalone con l'ali a' piedi e il cor giocondo, ma appena entrato in anticamera s'impunta e aggrotta le ciglia.