Dall'attaccapanni, sotto due lucidi cilindri splendenti al gaz, e così uguali che sembrano gemelli, pendono due pellicce, una lunga, una un po' più corta. Stefania non è sola; ha certo avuto a pranzo il Faraggiola e l'Estensi.
Il Roero, mentre attraversa l'appartamento seguendo i passi del servitore, ha un travaso di bile e di gelosia, col ritorno dei più cattivi pensieri: il duello, il povero Nespola, i suoi rimorsi.
Egli pensa fra sè, imbronciandosi sempre più:
— Anche costoro vorranno farmi il processo! Anche donna Stefania e don Giulio Arcolei; anche quel falso inglese del Faraggiola e quel piccolo rogantino dell'Estensi! Ma stasera mi fo sentire!... Per Dio, non ho paura di nessuno!... Se qualche volta mi lascio imporre dalla baronessa Stefania è perchè è una donna... che mi piace! Ma adesso sono stufo, stufo, stufo di tutta questa casa che sente di patchouly e di sacristia! Proprio oggi li ha invitati a pranzo.... senza di me!... E tutti e due, perchè si son coperti di gloria!...
Povero Nespola!
— Per di qua, signor cavaliere!...
Il servitore volta a sinistra e lo fa passare per la lunga fila di stanze che conducono al salottino... delle indisposizioni di Stefania, quello che precede la sua camera da letto.
— Come?... La baronessa è ammalata?
— Dopo pranzo s'è sentita poco bene.
Tale notizia è fonte di nuove inquietudini per il giovine commediografo. Stefania non è mai indisposta, la sera, senza un perchè.... e senza avere una vittima prestabilita.