— Tutti sono d'accordo nel mettere questo fatto, così doloroso, in silenzio. Avete veduto anche i giornali più avversi al Bonaldi? Ne hanno parlato pochissimo; ormai non ne parleranno più. Voi, da parte vostra, fate altrettanto. Se non per risparmiare a me nuovi dispiaceri, almeno per voi. Pensate alla vostra nuova commedia, così bella.... Non vi conviene crearvi nemici. Anche se non lo meritate — cattivo! — io sento che vi vorrò sempre bene, pur troppo!... Almeno come una sorella! Domani mattina vado a messa a San Fedele. Buona sera e.... andate pure.... anche su qualche palcoscenico.... a far la corte alle prime donne. Cattivo! Cattivo!
La bella sofferente fa un altro sospiro più profondo, coprendosi di nuovo gli occhi languidi colla manina ingemmata.
V.
La signora Carlotta.
All'indomani, poca gente ai funerali del povero Nespola. Qualche reporter, qualche ozioso frequentatore del caffè del teatro Manzoni, qualche artista drammatico e qualche curioso raccolto per via. I giornali, che gonfiano i vivi e anche i morti, invece di levar la voce attorno a quella bara, hanno sopìto ogni curiosità, ogni rumore. Il morto non è di moda; nessuno ne ha parlato, nessuno ne parla. Insomma, interessi e convenienze e simpatie hanno ordita tacitamente la congiura del silenzio.
Il Bonaldi, in fatti, nato a Milano, appartenente al giornalismo milanese, ha nome e autorità, conta amici, aderenze, influenze, mentre invece, chi è, chi lo conosce quell'attaccabrighe esaltato e villano, capitato non si sa da dove per far chiasso? Uno spiantato, uno spostato, un sovversivo pericolosissimo, sempre in cerca di una lite e di un biglietto di cinque lire! Il povero Bonaldi, infine, vi è stato tirato pei capelli!... Più che offeso, provocato, è stato, si può dire, aggredito!... Del resto non è stato il Bonaldi a infilzare il Savoldi, ma è stato il Savoldi a farsi infilzare, mentre il povero Bonaldi non faceva altro che parare e difendersi!
Su tutta Milano spirava in que' giorni un'auretta tepida di trasformismo e di conciliazione, soffiata da Roma dal buon Depretis. Anche gli avversari stessi del Bonaldi e della Difesa non hanno nessun interesse, per il momento, di attaccare polemiche, e però, per ispirito di solidarietà fra colleghi, stanno zitti.
Il conte Faraggiola e il marchese Estensi, sempre gentiluomini, non mancano, per altro, al funerale. Seguono la piccola bara per un tratto di via, poi, molto prima di arrivare al cimitero, chetamente si dileguano.
Il bravo Nicoletto Loreda, soldatescamente accigliato e stretto impettito nel nero e lunghissimo stiffelius, ha preparato quattro parole di addio energiche, risolute. Ma poi, visto che non resta più quasi un'anima per applaudirlo, e rimasto un po' urtato e sconcertato dal malumore del Roero che lo saluta appena e non risponde afflitto a' suoi nuovi appunti sulla tattica e la tecnica seguìta nello scontro, si risolve a un tratto e con un'alzata di spalle torna indietro e va a far colazione.
Francesco Roero rimane solo al cimitero e rimane fino all'ultimo istante presso il povero Nespola.